 |
| DICONO DI NOI |
2008 |
2007 |
Archivio |
| |
|
|
|
MONDO DEL GUSTO | www.mondodelgusto.it
"Cook_inc." di Vandenberg edizioni presenta il proprio nuovo "quaderno" sull'alta cucina
|
| |
Arriva "Cook_inc.", una nuova sfida di Vandenberg edizioni: un quaderno di alta cucina che presenta le novità andando a cercare in ogni angolo del pianeta coloro che considerano la cucina come una forma di espressione.

La rivista si rivolge a un pubblico raffinato, affascinato dalla continua ricerca gastronomica che parte dalla rielaborazione della tradizione raccontata in una pubblicazione da assaporare con gli occhi. I contenuti trattati si sviluppano attraverso temi ben delineati.
Si parte dai Cuochi, per un ritratto inedito degli artisti della cucina internazionale. Conoscerli da vicino e presentarli al pubblico, facendo trasparire il loro genio, raccontando le loro storie ed entrando nelle loro cucine per rivelare i segreti e le peculiarità dei grandi maestri.
Poi i Luoghi, per un viaggio che ha come filo conduttore i sapori, i colori e gli aromi. Il cibo inteso come un elemento di identità territoriale che caratterizza e valorizza il luogo di origine. Quindi il laboratorio, per seguire passo passo la creazione e la nascita di un progetto nel laboratorio di cuochi, pasticceri, pizzaioli.
La rivista entra in cucina per presentare reportage attenti ed esaustivi realizzati dai migliori fotografi del settore, fotografie che trasmettono gli odori e i sapori degli ingredienti, catturano gli sguardi e solleticano il palato. "Cook_inc" si propone di diventare un punto di riferimento per tutti gli operatori del settore e gli appassionati del mangiare bene.
08 dicembre 2011 |
La Repubblica FIRENZE.it | Toscana Gourmet
L'alta cucina in copertina
|
| |
Quando la rivista racconta gli chef. Da Lucca al mondo arriva Cook_inc.
di GIUSEPPE CALABRESE
Cook Inc. non è semplicemente una rivista, è un´idea. Un progetto che nasce dall´esperienza e dalla passione di Anna Morelli, il direttore, e dalla voglia di parlare, come dice lei «di cucine al plurale, siano esse nazionali o dal mondo intero, ma al passo con i tempi. Storie di cuochi, pasticceri, di bistrot o di pizzerie che cercano di svolgere il loro lavoro con serietà e sincerità alla ricerca della qualità». Cook Inc. è la prima rivista periodica italiana di approfondimento sull´alta cucina, la sede è a Lucca ma la sua redazione è il mondo. Quasi duecento pagine a colori, foto bellissime, ricette, incontri con gli chef, storie da raccontare per fare cultura del cibo.
E non solo. La rivista, che sarà in vendita dalla prossima settimana, uscirà tre volte all´anno al prezzo di 35 euro. Per il momento si può comprare soltanto su Internet (www.vandenbergedizioni.it) ma presto arriverà anche nelle librerie. E come abbiamo già detto è molto di più di un giornale. «È un´officina internazionale di cucina - dice ancora Anna, che ha una lunga militanza nell´editoria gastronomica - nata appunto dal desiderio di non perdere il bagaglio di esperienza acquisito in questi anni e dalla voglia di continuare a parlare di cucina di qualità».
Nel primo numero, tra gli altri, si parlerà di grandi chef come Inaki Aizpitarte, Pier Giorgio Parini e Moreno Cedroni. Ma anche di tante altre cose, dalle erbe alla civiltà del bere, dai reportage all´accoglienza e poi arte, cultura e ambiente seguendo il filo della leggerezza e della curiosità. Tra le pagine di Cook Inc. ci saranno anche le ricette, il naturale completamento dei racconti che partono dalle cucine. La scrittura, nelle intenzioni del suo direttore, dovrà essere agile, chiara, incisiva. E deve suscitare curiosità. Una rivista in eterno movimento che metta in comunicazione l´alta cucina con un pubblico sempre più ampio. E che offra anche occasioni di riflessione, mai di polemica, se capita di dibattito.
Ma come detto Cook Inc. è un´officina ed è stato proprio questo il punto di incontro tra Anna Morelli e Pietro Bonuccelli di Adpower, che ha messo a disposizione del progetto La Filanda, un bellissimo complesso appena fuori le mura di Lucca. «Cook Inc. è una piattaforma creativa che va oltre la carta stampata» spiega ancora Morelli. Il progetto è appena nato e le possibilità sono tante. Per il momento a La Filanda è stata allestita anche una cucina hi tech in cui gli chef potranno esibirsi. «Abbiamo tante idee e piano piano cercheremo di realizzarle. Ci piacerebbe che Cook Inc. e La Filanda diventassero un luogo aperto, dove far incontrare esperienze diverse, dove trovare energia creativa e scambiare idee». La Filanda sarà inaugurata ufficialmente il 16 dicembre.
3 dicembre 2011
|
IL TIRRENO | LIVORNO
Parte dalla Danimarca il viaggio di “Cook Inc.”
|
| |
LUCCA. Nasce “Cook Inc.“, quadrimestrale di alta cucina. A realizzarlo saranno le edizioni Vandenberg, famose per aver curato - da oltre cinque anni e fino allo scorso giugno - la pubblicazione italiana di “Apicius”, semestrale spagnolo di cult per i gastrofili. Di quest’ultimo la nuova rivista conserverà la fattura e i contenuti di alta qualità, ma sarà meno di nicchia e più aperta alle cucine di tutto il mondo, rivolgendosi a un pubblico di professionisti e gourmet capaci di farsi pionieri del nuovo. Tanto che nel primo numero, che uscirà a novembre, un servizio verrà interamente dedicato a un Paese oggi insolitamente all’avanguardia nel campo della gastronomia: la Danimarca. «Cook - spiega l’editrice Anna Morelli, italo peruviana che dal 2002 vive a Lucca con il marito Frans Vandenberg, olandese, e con lui ha fondato l’azienda - è come un’officina, il luogo di sperimentazione e di incontro tra esperienze e culture diverse, accomunate dalla passione per il buon cibo». Nelle quasi duecento pagine del quadrimestrale ci sarà spazio per coloro che, da quasiasi angolo del pianeta, considerano la cucina come una forma di espressione e rappresentazione. E nessuna celebrazione per gli chef più affermati. Anche loro, come i talenti emergenti, apriranno le loro cucine a “Cook” per offrire di sè un ritratto inedito e sorprendente che non svelerà segreti, ma farà emergere le loro peculiarità e il loro genio creativo tra i fornelli. «Inoltre - conclude l’editrice - vogliamo portare i lettori in un viaggio alla scoperta dell’origine dei sapori unici derivanti da filiere produttive tecnicamente all’avanguardia o coltivati secondo regole arcaiche immutate nel tempo: il cibo, quindi, come fattore culturale e sociale che unisce posti geograficamente distanti e avvicina popoli e idee». Due i partner di Vandenberg: Synersea per la grafica e Adpower per la parte promozionale. P.T.
4 ottobre 2011
|
IL TIRRENO | LUCCA
Nasce a Torre la guida cult del gusto
«Gli chef sono artisti, hanno
un'energia straordinaria e una marcia in più;
|
| di Paola Taddeucci |
LUCCA. L'alta gastronomia è di casa a Lucca. E' proprio qui, infatti, che le edizioni Vandenberg hanno curato, per sei anni, la pubblicazione italiana di "Apicius", rivista spagnola di cult nel panorama culinario mondiale. E precisamente a Torre, che Anna Morelli e suo marito Frans Vandenberg, titolari dell'azienda, hanno scelto come luogo di vita e di lavoro.
Quello di giugno scorso è stato l'ultimo numero in italiano del raffinato semestrale, chiamato Apicius in onore del primo cuoco che scrisse un trattato di cucina (in epoca romana). Ma le edizioni Vandenberg non si fermano. Anzi. E' quasi pronta un'altra rivista che sarà di alta qualità come "Apicius", ma meno di nicchia e guarderà di più alle cucine del mondo, mettendo insieme cibo e cultura, modernità e avanguardia. Tanto da chiamarsi "Cook inc. Officina internazionale di cucina". Il primo numero uscirà a novembre, gli altri ogni quattro mesi. I Vandenberg l'hanno presentata in anteprima l'altra sera alla Filanda Viani a San Concordio, dove ha sede uno dei due partner di questa nuova avventura, Bonuccelli Adpower, agenzia di comunicazione che seguirà la promozione della rivista e coordinerà gli eventi collegati allo sviluppo dell'Officina. L'altro partner è Synersea, azienda specializzata nella grafica per editoria di qualità. Ma come e perché i Vandenberg hanno scelto Lucca? «Un po' per caso - risponde Anna Morelli - un po' per destino». Per lei, 51 anni, nata a Bruxelles da madre pe ruviana e padre italiano (di origini metà toscane e metà venete), una vita a cavallo tra i continenti e tra tante città europee, Lucca è sempre stata un sogno. «Negli anni Ottanta abitavo a Firenze - racconta - e venivo spesso a trovare amici che avevano una casa a Monsagrati. Da allora quei posti e la città mi sono entrati nel cuore». Laureata in sociologia, poliglotta ed ex consulente di marketing per grandi aziende, conobbe il marito Frans, 61 anni, olandese di Leerdam e in pensione dal colosso British Petrolium, a Madrid. «Abbiamo vissuto in Spagna per diversi anni - prosegue -, là sono nate le nostre tre figlie. Ma Lucca mi era rimasta nel cuore così nel 1998 abbiamo comprato una vecchia casa di contadini a Torre, vicino ai luoghi dove venivo spesso da ragazza. L'abbiamo risistemata e nel 2002, in occasione del prepensionamento di Frans, ci siamo trasferiti. Poco dopo mi ha contattato l'editore di Apicius, che già conoscevo, proponendomi di curare la pubblicazione italiana della rivista. Ci ho pensato un anno prima di accettare. La gastronomia era un mondo sconosciuto, non ne sapevo niente. Poi, coinvolgendo mio marito, anche lui all'oscuro di tutto questo mondo, abbiamo detto sì». In realtà Frans sostiene che la cultura gastronomica faccia parte del Dna della moglie. «Per suo padre - racconta - la guida Michelin era come una Bibbia. E Anna ha un palato fine, sa riconoscere la qualità». L'avventura di Apicius e della Vandenberg edizioni li ha portati a contatto con la gastrocrazia italiana e mondiale. «Un'esperienza bellissima e affascinante - dicono -. Gli chef sono artisti, hanno un'energia straordinaria e una marcia in più».
2 ottobre 2011
|
|
|
L'Espresso food &Wine
Il maestro cioccolatiere ai fornelli |
| di Eleonora Cozzella |
Frédéric Bau, direttore dell'École du Grand Chocolat, ma da sempre appassionato anche di cucina salata, svela in questo libro come cucinare con il cioccolato.
Bianco, al latte o nero che sia (purchè di alta qualità e possibilmente artigianale) il cioccolato non più uovo, e ormai abbandonato dai bambini spesso più interessati alla sorpresa, può regalare grandi soddisfazioni.
Sminuzzato nello yogurt (con o senza l'accompagnamento di cereali), fuso da bere in tazza (fino a che la temperatura esterna non farà piuttosto desiderare bevande fresche) o come ingrediente di dolci più o meno semplici, in ricette imparate col passaparola dalle amiche o firmate da grandi chef.
Poi, se si vuole osare un po', si potrà gustare il cioccolato nella cucina salata. Grazie a meravigliose ricette messe a punto da uno dei più grandi pasticceri e cioccolatieri del mondo, Frédéric Bau, direttore dell'École du Grand Chocolat, ma da sempre appassionato anche di cucina salata.
Si possono tutte leggere e seguire - grazie a fotografie che raccontano la preparazione dei piatti passaggio per passaggio - sfogliando Fusion Cioccolato, uno dei libri di gastronomia più coraggiosi degli ultimi anni.

Coraggioso perché per la prima volta un pasticcere non si limita a brevi incursioni nel mondo dei 'colleghi salati', ma crea un vero e proprio trattato: primo spiegando in modo colloquiale e chiarissimo la storia del cioccolato dalla cabossa di cacao, alle fave, al prodotto finale nelle sue svariate forme; secondo dimostrando che il cioccolato (e non il solo cacao, come sarebbe troppo facile pensare) fa parte anche della preistoria della gastronomia, basti pensare al Cinghiale dolce forte toscano o al cinquecentesco Mole poblano messicano, ai fondi di carne in cui Escoffier suggeriva di aggiungere del cioccolato per renderle più lucide e legate, o al coq au vin della nonna; terzo raccontando per filo e per segno la genesi di ogni ricetta e i passaggi per realizzarla .
Non manca la storia professionale, ma anche un po’ di quella privata, di Bau. Quasi ci si commuove a leggere che lui, che ha lavorato a fianco di mostri sacri dell’arte pasticcera e della gastronomia come Pierre Hermé, Alain Ducasse e i fratelli Pourcel, si sentì emozionato più di tutti a contatto con il signor Bourguignon, un piccolo pasticcere del suo paese natale, in Lorena. Il motivo? È legato al ricordo del padre morto giovanissimo: “Quando ero bambino a casa mia era raro che si mangiassero dolci comprati in pasticceria. Ma quando succedeva erano di Bourguignon. Volevo che papà fosse orgoglioso di me e che da lassù mi vedesse fare i dolci per i quali lui e la mamma mettevano da parte un po’ di denaro per fare piacere ai miei quattro fratelli e mia sorella”.
Affetti dunque, e poi amicizie e collaborazioni con i nomi più prestigiosi della gastronomia internazionale sono tra i protagonisti di un libro che – come dice l’autore – è il frutto ragionato di un “delirio di cucina al cioccolato”.
Anche gli scettici, una volta sollevata la copertina, si faranno convincere da parole e immagini di un volume così intrigante che, secondo la prefazione firmata da Pierre Gagnaire, potrebbe essere divorato, gustato e addirittura annusato.
E Bau non si ferma alla stesura di libri e all'insegnamento a professionisti. Per mettere in pratica il suo personale concetto di Fusion (cioccolato) ha deciso di aprire un ristorante a Tain-l'Hermitage, un piccolo comune nella regione del Rodano-Alpi. Si chiamerà Umami e sarà il laboratorio di pratica dolce-salata di Frédéric e sua moglie Rika.
Frédéric Bau, Fusion Cioccolato
Montagud Editores, distribuito da Vandenberg edizioni
300 pagine (14 aprile 2009)
|
Cucina sottovuoto
CREATIVITÀ E NOVITÀ NEL RISPETTO DELLA SALUTE |
| |
La ricerca della qualità massima espressa con punti
di cottura perfetti.
Al di là dei vantaggi pratici, la tecnica del sottovuoto può aiutare a raggiungere un obiettivo molto più vicino all’arte culinaria in quanto tale: la ricerca della qualità massima, espressa attraverso punti di cottura estremamente precisi e adatti a ciascun prodotto, il rispetto assoluto delle qualità organolettiche degli ingredienti, l’ottenimento di consistenze morbide e sugose prima difficili da ottenere, e la possibilità di concentrare gli aromi propri del prodotto e quelli aggiunti con più intensità». Così Joan Roca e Salvador Brugués introducono, nel loro libro La cucina sottovuoto (pubblicato in italiano e distribuito da Vandenberg edizioni), una delle tecniche più à la page della cucina contemporanea...
Leggi l'articolo completo in formato pdf.

|
| |
| Escoffier e Adrià uniti da geni. |
| |
Paul Arenòs è un giornalista della nuova Spagna, ha più o meno l'età di Zapatero e ha frequentato i migliori cuochi del mondo; un appassionato della cucina del '900 e di oggi.. Da anni riflette sulla creazione culinaria ed è a lui che si deve la scoperta del "dna"della cucina occidentale ovvero sia la definizione dei tratti genetici che consento di connettere direzione e individualità apparentemente in ordine sparso e manifestarsi anche in tempi distanti. Quella di Arenòs non appartien alla scenza genetica propriamente detta, appartiene di più allo strutturalismo, che scava in fenomeni diversi trovandovi analoghi aspetti formali, tanto voler mettere per esempio insieme Velasquez e Picasso, come ha fatto Alfred Barr jr fondatore del Moma di new York, cui del resto lo scrittore di Villareal si è dichiaratamente ispirato per il suo "genoma della cucina occidentale, periodi, movimenti, avanguardie e stili del'alta cucina nei secoli XX e XXI."
La riflessione ha avuto un'eserdio agli inizi del 2007 sulla rivista Apicius, l'elegante, appasionata cronista degli umori delle avanguardie gastronomiche spagnole e non (Montagud editore, Barcellona apicius@montagud.com anche in italiano Vandenberg Edizioni Lucca, vandembergedizioni.it) dove Arenòs ha coniato il termine di cucina "tecnoemozionale" per definire la corrente più contemporanea 1994-2008. E una ripresa su Apicius di Novembre dove lo studio è diventato un imponente albero genealogico (rielaborato da noi in termini divulgativi nelle pagine precedenti) accompagnato dalla definizione dei famosi "geni" comuni . 
 |
| |
| |
| |
 |
“Ogni scienza è nel cuoco”, recita una poesia di Ben Jonson, grande poeta elisabettiano:
“Degli astri sa l’influenza sulle carni,
E le stagioni, qualità ed umori,
E sa adeguarvi salse e condimenti.
Mette natura tutta intera in pentola
Più che alchemista, più che Rosacroce
È un architetto, il cuoco, è un ingegnere,
Un soldato, filosofo, scienziato,
e in ogni matematica è versato”.
Niente di nuovo sotto il sole, quindi, se due grandi cuochi si mettono insieme per sviscerare con piglio di scienziati una delle tecniche più à la page della cucina contemporanea. Si tratta di Joan Roca, interprete di quella che è stata definita da un autorevole critico spagnolo “cucina tecno-emozionale”, e Salvador Bruguès, già ai fornelli al fianco di mostri sacri come Michel Bras, Ferran Adrià e Martin Berasategui, chef del ristorante Moo dell’hotel Omm di Barcellona.
E la loro tecnica emoziona davvero, soprattutto quando sa unire alla precisione millimetrica delle prescrizioni (vedi le impeccabili tabelle su ogni tipo di alimento, scortate da diagrammi di flusso, grafici e riquadri ingegneristici), il massimo rispetto della materia prima e la corsa a briglie sciolte della fantasia. Perché le applicazioni non si limitano alla frusta pratica conserviera, alle rivisitazioni del noto (la crema inglese e le marinature) o alle lunghe cotture a bassa temperatura, che vanno tanto di moda; ma contemplano anche ardite escursioni nella frenesia del coup de feu.
Prezioso vademecum il ricettario finale a firma del genio del Celler, che mostra come cuocere con dolcezza termostatata il foie gras o approntare cronometrici dessert di frutta; intensissima la prefazione di Massimo Bottura, capace di rendere palpabile lo spessore esistenziale delle opzioni tecniche dei cuochi; un must infine l’introduzione di Hervé This, scienziato numero 1 delle casseruole. Un libro rivolto principalmente ai professionisti, nella speranza che l’ingresso in pompa magna di Montagud sugli scaffali delle nostre librerie metta sottovuoto il panorama un po’ lesso dell’editoria italiana. |
| |
| di Eleonora Cozzella |
| sapori sottovuoto |
| Venerdì, 14 Marzo, 2008 |
Un suo cavallo di battaglia, “Il bollito misto…non bollito” non sarebbe mai stato possibile senza il sottovuoto.
Così, Massimo Bottura, uno degli chef avanguardisti italiani, rende omaggio a Joan Roca e Salvador Brugués nella prefazione di “La cucina sottovuoto”, il libro che racconta la straordinaria avventura della tecnica che ha permesso agli chef di concentrare odori, profumi, sapori. “Tutte quelle buste attenuano il romanticismo – sostiene Bottura – ma quello che si è guadagnato è la distanza. Incanalando gli elementi in cotture distintine temporalmente e fisicamente, diventa un esercizio mentale di grande intenzionalità. Questo non è solo cucinare. Questo è arte”.
Joan Roca, chef del ristorante El Cellar di Can Roca di Girona, e Salvador Brugués, già cuoco e ora soprattutto ricercatore, da anni si sono dedicati a sperimentare questa tecnica, come testimonia il bel volume – edito nel 2003 da Montagud Editores – finalmente pubblicato in italiano e distribuito da Vandenberg edizioni.
Il Sottovuoto, nato come strumento di conservazione, è adesso un ulteriore mezzo di creatività per chi riesce a sfruttarne le potenzialità in fase di cottura. Il cammino della sperimentazione è passato dai primi tentativi con tempi di cottura ancora molto lunghi, a cotture sempre più brevi, capaci di esaltare al massimo prodotti e sapori. Una tecnica che permette di cuocere all’istante con grandi risultati, spazzando via tanti pregiudizi.
E in fondo le cotture brevi e a basse temperature sono una tendenza evidente della storia della cucina, come spiega nell’introduzione Hervé This, guru del Gruppo Inra per la Gastronomia molecolare, e oggi la tecnologia lo consente.
Tutto inizia, come ricordano i due chef-ricercatori spagnoli, nel 1974 quando Gorge Pralus, uno dei punti di riferimento della cucina francese, cominciò a usare il sottovuoto per preparare una terrina di foie gras: nonostante l’involucro di plastica, il gusto del prodotto era rimasto intatto e il calo del peso era risultato notevolmente inferiore. È la data di nascita della cucina sottovuoto.
Venticinque anni dopo nel menu del Cellar apparirà il “Baccalà tipiedo con spinaci, crema di formaggio Idiazabal, pinoli e riduzione di Petro Ximénez”, primo piatto sottovuoto di Joan.
Da allora ancora tanta ricerca seguendo le direttrici della conservazione, della cottura e della cucina: i tre sentieri di un intreccio – carico di conoscenze tecnologico-scientifiche – che porta al risultato finale di piatti di straordinaria qualità. Questo percorso culinario è anche il percorso narrativo del libro, che si propone come eccezionale palestra sia per il cuoco che voglia approfondire le sue conoscenze, sia per il gourmet che alla fine potrà cimentarsi con più sapienza nelle ricette di “Vongole con favette, agrumi e mousse calda al bergamotto”, “Crema catalana con infusione di fragole” o nella “Sottogola di maiale impanato con peperonata al pepe verde”. Il volume infatti, oltre alle spiegazioni propedeutiche sui fondamenti tecnici e alle nozioni pratiche sulle apparecchiature di cottura, ha una corposa sezione di ricette con numerose immagini e spiegazioni estremamente dettagliate (è il caso di dire “scientifiche”) che seguono passo passo il lettore nel preparare il piatto.
:: leggi l'articolo |
| |
| Il sottovuoto segreto dopo segreto |
| Di Mila Busne' |
| IL GIORNALE | 2 MARZO 2008 |
La sapgnola Montagoud lo ha tradotto in italiano, con prefazione di Massimo Botura, un volume fondamentale La cucina sottovuoto, superba fatica di due autentici maestri come Juan Roca e Salvador Brugués. Il il tema è evidente il libro ha una copertina di plastica trasparente che ricorda i sacchetti per cotture sottovuoto. Nel volume una domanda:" il sottovuoto come strumento di conservazione come strumento di cottura o come metodo culinario? Il nostro scopo come cuochi dovrebbe essre piuttosto quello di sfruttare tutte le possibilità offerteci da questa tecnica." fino a creare un percorso progressivo in cui si intrecciano tre concetti legati al vuoto: conservazione, cottura e cucina>>. Nota impoortante per i non professionisti : <<il concetto di cucina implica l'assimilazione dei due precedenti e l'adozione della nuova tecnica culinaria>>.
Nuova tecnica che noi possiamo solo immaginarci e sognare. Quando Roca, titolare a Girona del sommo Celler de Can Roca a Girona, parla di << attrezztura minima e una certa formazione>> si rivolge ai suoi colleghi non a noi cuoche casalinghe per quanto appassionate. Con fotografie che si fanno mangiare con gli occhi è utile per capire come e quanto una cucina si è arricchita. |
| |
CORRIERE ECONOMIA | GENNAIO 2008 |
| di Miriam Verrini |
| |
| Ne’ crudo, ne’ cotto. Molto meglio
sottovuoto. Il termine evoca plastiche, mense, cibi conservati,
vaschette deprimenti in classe turistica. Nella cucina di un grande
chef e’ invece una scienza che si tramuta in arte. Basta seguire pagina
dopo pagina il percorso metodico, puntiglioso e affascinate di Joan
Roca e Salvador Bruguès nel loro libro “La cocina al vacio” per
Montagud Editores, ora tradotto in italiano e distribuito da Vanderberg
Edizioni di Lucca. “Tutte quelle buste attenuano il romanticismo”,
scrive nella prefazione il pluristellato Massimo Bottura dell’Osteria
Francescana di Modena, “ ma quello che si guadagna e’ la distanza”.
Scoperta nel 1974 dal francese Georges Pralus, primo a sigillare in
una sacchetto trasparente il foie gras e a sperimentarne la cottura a
fuoco lento, la tecnica del sottovuoto sta riscuotendo sempre maggiore
interesse. Non piu’ soltanto fra i cultori della cucina molecolare e i
protagonisti dell’alta ristorazione. Il sous vide e’ tutto fuorche’
improvvisazione. Un grado, un minuto, in piu’ o in meno, puo’ essere
fatale. L’obiettivo e’ la celebrazione della materia prima, il rispetto
delle qualita‘ organolettiche di ogni singolo ingrediente. Esaltare
colori, sapori, profumi per catturare l’essenza ideale del gusto. Il
che richiede conoscenze profonde, sperimentazioni continue. E come
osserva Bottura, “una grande forza mentale”. Con questo libro, Roca e
Bruguès, gia’ grandi esponenti della nuova cucina di Girona, spostano
le frontiere de lo mejor de la gastronomia spagnola, un po’ piu’ in
la’. Oltre le mode, le scuole e i diktat del “classico e’ meglio”. |
| |
| La rivista di Anna Morelli |
| con apicius alla scoperta delle alghe |
| il tirreno 22.01.2008 |
|
Il Mediterraneo ne è ricchiessimo. Ce n'è qualche migliaio, tutte commestibili. Per Ferran Adrià, il grande chef spagnolo che ha rivoluzionato la cucina internazionale, sono il patrimonio de futuro: un giacimento di sapori da scoprire e valorizzare.
Alle alghe è dedicato in particolare il terzo numero di "Apicius", quaderno di alta gastronomia publicato dalla lucchese Anna Morelli sotto l'etichetta Vandenberg edizioni. E' una rivista colta ed elegante, ma al tempo stesso moderna e innovativa che cerca di raccontare tutto ciò che di nuovo si muove nel mondo della gastronomia. Non ricette ma storie, tendenze, analisi.
Il servizio di punta è dunque un viaggio sullecpste della Galizia insieme ad Antonio Monos che delle alghe è il guru. Alcuni anni fa, infatti, alla ricerca di nuovi prodotti alimentari, si tuffò nella loro selezione e commerciale. E alcuni grandi chef a partire da Adrià l'anno seguito. |
|
|