Testo di Lorenzo Sandano

Foto di Andrea Di Lorenzo

APPUNTI DI VIAGGIO BASCHI – PART 1

La prima di due tappe nei Paesi Baschi. E poi ancora Spagna, stavolta Barcellona. Lorenzo Sandano ci racconterà nelle prossime settimane del suo viaggio in terra Iberica… non perdetevelo!

Ongi Etorri Vibes: Pais Vasco, Comida y Libertad

“Riusciva a stento a coordinare i movimenti necessari ad afferrare un ramoscello. Tra lui e le estremità delle sue dita i fili di comando erano interrotti. Ma tutto questo poco importava, ormai. Il fuoco era lì, scoppiettante e crepitante e carico di vita in ogni sua fiamma danzante” (Jack London – “Accendere un fuoco”)

Tepore ventoso che accarezza il viso, lungo le inviolate campagne basche. Il paesino di Atxondo ricorda un timido accampamento rurale, distante anni luce dal forsennato ritmo metropolitano. Tempi distesi, un campanile isolato che annuncia il sorpasso delle ore, e poi il rumore del fuoco, rilanciato dall’inconfondibile profumo di brace che divampa dalle cucine della nostra meta gastronomica.

Etxebarri, letteralmente “la casa nuova” in lingua madre, si erge come un’affascinante maison di campagna stanziata tra legno e pietra nella piazza principale dell’avamposto basco. Un locale immutato negli anni, che ha scelto con fierezza di inseguire l’avanguardia percorrendo rotte non battute. Celebrando una tecnica ‘primitiva’, associata a una grande materia prima figlia del territorio circostante. Una ristorazione tanto primordiale, quanto attuale e inossidabile, che propone da sempre una delle offerte più radicali e rigorose nel parterre gastronomico dei Paesi Baschi. Protagonista indiscussa è la brace, domata con esperienza impareggiabile e interpretata come strumento primigenio per la cottura di qualsiasi tipologia di elemento, dalla terra al mare senza distinzione.

Victor Arguinzoniz, cuciniere dalla sensibilità allarmante che predilige la definizione di “Asador” (grigliatore) a quella di Chef, ha maturato nel tempo studi pionieristici su ogni aspetto legato alla venerazione della fiamma. Partendo dal legno da utilizzare per le sue preparazioni, a seconda di quale prodotto viene collocato sulle possenti griglie: quercia per il pesce e vite per la carne, a volte olivo o sarmento a seconda della spinta aromatica da evocare a olfatto e palato. Una filosofia connessa indissolubilmente al culto del fuoco, che si origina però dalla ricerca quotidiana di prodotti locali dal livello insuperabile, come i pregiati gamberi di Palamos; la chuleta di vaca vieja; i percebes; il bogavante femmina (astice); o i migliori funghi e ortaggi di queste lande.

Approccio materico e senza filtri, dove esperienza e gesto dominano la scena, dialogando con lo spirito dell’assaggiatore tramite sapori ancestrali, scaturiti dalla padronanza assoluta di una delle tecniche più antiche e autentiche della cucina. Una lettura artistica e didattica dal valore inestimabile, originata dalla cenere come mezzo di esaltazione di qualsiasi ingrediente, rispettato con grazia e eleganza. Victor tiene a ribadire che prodotto, brace e cliente devono rimanere attori principali rispetto alla figura del cuoco, ma il suo rapporto con la “griglia” funge da veicolo indispensabile per il dialogo tra i fattori chiamati in gioco: regalando armonia complessiva durante l’esperienza a tavola. Conoscenza, ingegno ed evoluzione nel calibrare gli strumenti di cottura con invenzioni geniali: come le griglie basculanti per regolare distanza/calore, i forni a temperatura controllata per la brace, le padelle forate con laser per cuocere alcuni frutti di mare senza “aggredirli” e stressarli. Mentalità da Leonardo da Vinci e polso da moderno Prometeo, per un’applicazione non replicabile. Tutto appare estremamente semplice e immediato, diretto alla gola, nascondendo in realtà un processo di trasformazione dalla complessità rara. Trionfo del gusto, traghettato su un’espressione concettuale lucida e mai invadente.

Esordio filologico, affidato a pane cotto a legna e burro di capra affumicato sulla brace, ‘obviously’. Segue la manifestazione più concreta e reale dell’homemade ristorativo, con lo spettacolare chorizo autoprodotto servito su pane di mais; l’opulento torchon di foie gras ‘casalingo’; la cialda alla frutta secca con carpaccio di funghi dall’intensità struggente; le acciughe del Cantabrico lavorate a mano; e la divagazione casearia della mozzarella di bufala realizzata con latte locale.

Assuefacenti, per testura e freschezza iodata, i pregiati percebes e i gamberi arrostiti dalla pezzatura extra-large; alternati alle vongole aperte sui carboni e alla spettacolare ostrica coccolata egregiamente al calore della brace, con una manovalanza tecnica sorprendente. Dal fronte ittico, deliziosa anche la triglia sfilettata e ricomposta preservando morso invidiabile; o l’altrettanto magnifico dentice in salsa al limone, nella sua essenzialità vigorosa.

Conclusione monumentale, con un bogavante intero, fiammeggiato e servito con emulsione delle sue uova; che cede il passo alla possanza carnivora della succulenta chuleta di vacca vecchia, tracciata da una marezzatura senza paragoni. Rigenerante latte concentrato con infusione di frutti rossi e l’immancabile gin tonic apprezzato in terrazza segnano la fine del pasto, all’insegna del convivio più sincero e genuino, costruito intorno al fuoco ristoratore della brace.

Etxebarri incarna tutto questo è molto altro ancora. Un locale unico nel suo genere, da salvaguardare per la sua indole preziosamente estremista: capace di elevare uno strumento così primitivo e violento ai massimi livelli della cucina gourmad Made in Euskadi.

Benvenuto! Questo è un esempio di testo per il tuo fantastico Box Promo! Sentiti libero di eliminarlo e sostituirlo con il proprio messaggio!

Testo e foto di Redazione Cook_inc.

Massimo Giovannini è il proprietario della pizzeria Apogeo di Pietrasanta e, se durante il periodo estivo si dedica ai classici della pizzeria, appena può si lancia in spericolate collaborazioni dal titolo Oltre la Pizza – Lievitazione del pensiero creativo. Cucina, confronta e fonde tecniche, idee e sapori con chi gli piace. E a noi è piaciuto molto vederne il risultato. La sera del 15 maggio alla pizzeria Apogeo è stata la volta di Michele Valotti della Trattoria La Madia di Brione, paesino tra Brescia e la Franciacorta. Tutta la cena è stata pensata come un intreccio delle competenze di Massimo e Michele che hanno proposto un match di lievitati e fermentati in ogni singola portata, facendo diventare questo sodalizio il filo conduttore del pasto. Inoltre a ogni piatto è stata accostata una birra artigianale di Birrificio del Forte che, facendo leva sui punti di forza delle preparazioni, ne ha esaltato le caratteristiche passo dopo passo.

L’aperitivo nel giardino è iniziato con un bicchiere di kombucha rosso, analcolico a base di di tè nero e karkadè – delizioso e leggermente frizzantino -, Spritz fatto con Surlo bitter e Pet-Nat di Fattoria Sardi; da sorseggiare insieme a un crostino di Panettone salato tostato al lapsang con Tartare di pecora gigante bergamasca, scorza d’arancia candita e achillea. Avevamo già parlato della filosofia della Trattoria La Madia su Cook_inc. 17. Michele si fornisce solo da pastori e allevatori per i quali nutre fiducia spassionata. Il rispetto nei confronti dell’animale sta alla base della sua etica di lavoro, infatti la pecora da lui scelta è per lo più la gigante bergamasca che permette di essere macellata quando raggiunge i 100 kg proprio per le caratteristiche dell’animale; cresce rapidamente e la carne rimane tenera anche se macellata in età adulta, viene rigorosamente allevata in pascoli che fanno alpeggio e ha un rapporto privilegiato con il territorio e i pastori perché allevata in queste valli da molte generazioni. Abbinare il panettone salato a una tartare che si faceva notare è stata decisamente una bella sfida, vinta a pieni voti.

Tartare di pecora gigante bergamasca, scorza d’arancia candita e achillea

Il piatto che ci ha fatto perdere la testa è stato in assoluto il Crostone di pane Senatore Cappelli, tumminia e lievito madre cotto a legna con melone invernale fermentato affumicato, fondo di verdure e brodo di micelium. Il mix di farine Senatore Cappelli e tumminia del pane davano struttura al sensazionale melone affumicato del quale, se non ci avessero svelato la natura, avremmo fatto fatica a indovinarla, scambiandolo per carne o pesce. L’affumicatura assieme all’acidità che il melone ha tirato fuori nella cottura hanno dato vita a una danza succulenta di sapori e consistenze. Francesco Mancini – fondatore e mastro birraio del Birrificio del Forte – ha abbinato la 2 Cilindri, anch’essa con aroma affumicato; questa birra scura dai riflessi mogano risultava morbida al palato nonostante i classici sentori di caffè, cacao e liquirizia, sul finale ha mostrato una lieve nota di salamoia ­– caratteristica meno evidente di questa tipologia brassicola – che ha dato eco agli aromi del piatto. Ha superato sé stessa in abbinamento a questo piatto.

Crostone di pane Senatore Cappelli, tumminia e lievito madre cotto a legna con melone invernale fermentato affumicato, fondo di verdure e brodo di micelium

Notevoli anche le altre contaminazioni tra Massimo e Michele:

Pane in cassetta con alga wakame, prugnette selvatiche fermentate stile umeboshi, baccalà, crema di carote e kefir, ciliegie fermentate ­- birra Centovolte Forte.

Pizza con farina di corteccia di ciliegio 5% e farina 0 cotta in forno a legna, crema di fragola fermentata, miso di ceci neri e licheni della Valcamonica – birra Tralcio.

Bao al vapore con tè alla salvia, olio alla salvia e latte, guancia di maiale stracotta, sarde secche del lago Iseo, erbe selvatiche, salsa a base di kimchi – birra Regina del mare.

Torta di pane e raffermo, mele cotte a vapore e marinate in acqua con zucchero, limone e cannella, amaretti e farina di mandorle.

Francesco Mancini spiega le birre del Birrificio del Forte

A conclusione della serata Nord Nord Nord: un mämmi scandinavo preparato con pane di segale (la cui lavorazione richiede molte ore e diverse cotture), con gelato alle foglie di noce fermentate e grattugiata finale di ­cuore di pecora all’anice marinato, affumicato ed essiccato. Nel servircelo non ci hanno rivelato l’ultimo ingrediente e possiamo assicurarvi che nessuno dei presenti è riuscito a intuirlo. Assieme abbiamo sorseggiato una birra che non sembrava una birra: senza gasatura, senza schiuma, 15°alc. L’edizione zero della Birra Santa è stata ottenuta partendo integralmente da materie prime brassicole e invecchiata in botti di vin santo contenenti la loro madre, nelle quali si svolge l’affinamento.

Persino il caffè è stato speciale (e fermentato) in questa serata ad Apogeo: kombucha al caffè invece del classico espresso. Siamo curiosi di scoprire come saranno le prossime lievitazioni creative Oltre la pizza di Massimo e dei suoi ospiti.

Michele Valotti e Massimo Giovannini

Pizzeria Apogeo

Via Pisanica, 136
55045 Pietrasanta (LU)
Tel: +29 0584 793394
www.pizzeriaapogeo.it

Words by Redazione Cook_inc.

Photos by Food On The Edge

The international launch of Food On The Edge 2019 took place on the last Monday (May 20th) evening at Robin Gill’s newly-launched Darby’s restaurant in London. The event saw the announcement of the 2019 venue, the themes and list of speakers to date, as well as the launch of the Food On The Edge Ambassador Programme.

ABOUT FOOD ON THE EDGE

Food On The Edge is the much talked about two-day global convention that has taken place annually in Galway City, Ireland. The fifth Food On The Edge is taking place on the 21st and 22nd of October 2019, again in Galway. A coming together of international chefs to listen, talk and debate about the future of food in our industry and on our planet. Previous speakers have included Elena Arzak, Albert Adria, Massimo Bottura, Ana Rôs, Magnus Nilsson and many more visionary, change-promoting chefs. More than 600 people attended over the two days of Food On The Edge 2018, which was held at the NUI – National University of Ireland. More than 50 of the world’s best international and Irish chefs and food leaders took to the stage to share their food stories and debate topics, while approximately 70 Irish food producers showcased their produce in the Artisan Food Village. The two-day programme includes a wide range of 15-minute talks, panel discussions, master-classes and networking activity.

ABOUT THIS YEAR EDITION

The venue for this year’s Food On The Edge event was also announced at the London launch, as being held in NUI Galway, the city’s university, for the second year. JP McMahon then went on to reveal the full list of confirmed speakers (that you can check here) which includes cult chefs and stars of the Netflix series Chef’s Table, namely Brazil’s most influential chef Alex Atala of D.O.M, and New Zealand-born Ben Shewry of Attica restaurant. Columbian chef and winner of 2017 Best Female Chef in Latin America Leonor Espinosa of Leo Cocina y Cava will be attending as well as trailblazer Daniel Giusti, former head chef of Noma in Copenhagen, who set up Brigaid, a project that puts professional chefs into public schools to transform and rethink school food. Australian chef Mark Best of Bistro and Netflix fame from The Final Table; Prateek Sadhu of Masque, the number five ranked restaurant in Mumbai; British-Indian chef, presenter & food writer, Romy Gill of Romy’s Kitchen in Thornbury; Irish chef Derry Clarke of Michelin Star l’Ecrivain in Dublin; and Dalad Kambhu of Michelin Star Kin Dee in Berlin are just some of the ground-breaking chefs due to speak. Other confirmed speakers are Alan Jenkins, editor of the Observer Food Monthly; Korean-born Danish chef Kristian Baumann of Michelin Star Restaurant 108 in Copenhagen; chef, cookbook writer and activist Sophia Hoffmann of Berlin’s Café Isla Coffee; Contemporary pizza chef Denis Lovatel of Pizzeria Ezio in the mountains of Belluno; and Brazilian chef Alberto Landgraf, of Oteque in Rio de Janeiro. The main themes of Food On The Edge in 2019 are Migration, Conversations, Food Stories, Food Waste, Action, Reaction and Food Education.

ABOUT THE FOOD ON THE EDGE AMBASSADOR PROGRAMME

JP McMahon, founder and symposium director of Food On The Edge, said: “We are delighted to launch Food On The Edge 2019 in London this year and to use this event to announce our new Food On The Edge Ambassador Programme. Each year we receive a large number of inspirational applicants hoping to partake and speak at Food On The Edge. These applicants are very often doing wonderful things for Irish food and developing the industry in their own way. While we have limited capacity of speaking slots, we wanted to do something to acknowledge these food champions. I hope this initiative will widen the reach of the Food On The Edge and act as its legacy into the future, eventually expanding onto a global scale”. Six people who are working to change the landscape of Irish food and are exemplifying the Food On The Edge ethos will be selected to be the Food On The Edge Ambassadors for 2019. The Ambassadors will be invited to speak in a discussion at Food On The Edge 2019 on the work they are doing, as well as receiving a two-day ticket to the event and a profile on the event website.

Discover more about the event here www.foodontheedge.ie

Testo di Tania Mauri

Non bisognerebbe mai smettere di giocare. I benefici sono tanti, molti dei quali dimostrati scientificamente. Basta scegliere il gioco che più diverte e piace. Federico Zanasi ha scelto di giocare con la cucina e di fare il cuoco, gioco che gli riesce piuttosto bene visto che è, da circa un anno, lo chef del ristorante Condividere di Torino. Lavorare con Ferran Adrià, deux ex machina di questo importante progetto voluto da Lavazza, gli ha permesso proporre una cucina che strizza l’occhio alla Spagna e omaggia la tradizione italiana con riferimenti alla città di Torino e alle ghiotte ricette di Modena, sua città natale.

“Condividere perché il cibo si condivide: viene messo al centro del tavolo così che i commensali posso servirsi da soli. Ci interessava instaurare con il cliente un contatto, un rapporto diretto e fisico” ci spiega Zanasi. “La cucina è a vista e abbiamo un bancone dove mangiare guardando i cuochi al lavoro. Niente tovaglie e posate, se non quando sono necessarie”. Dicevamo un continuo rimando alla Spagna e all’Italia come questa Pluma iberica, uno dei tagli di maiale più pregiati, con il garum – una salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato di cui gli antichi romani erano ghiotti – di pesce azzurro.

Federico Zanasi
Foto cortesia del Ristorante Condividere

per 4 persone

Per i pomodori alla provenzale:

200 g di pomodori grappolo maturi

100 g di pane secco

13 g di foglie di prezzemolo

7 g di aglio

7 g di olio

15 g di colatura di alici

Sfogliare il prezzemolo, grattugiare il pane secco e fare un pane profumato frullando: pane, prezzemolo, olio, aglio e colatura. Tagliare a metà i pomodori nel senso della larghezza, cuocere i pomodori dalla parte della pelle – previamente conditi con sale e olio – al Josper a temperatura di 200°C circa, fino a quando la pelle non si brucia (circa 15 minuti). Togliere i pomodori dal Josper, condirli con il pane al prezzemolo e passarli nuovamente al Josper per terminare la cottura. Spellare i pomodori e fare cadere il pane prezzemolato in eccesso. Con una forbice tagliare i pomodori a pezzetti cercando di non schiacciare la polpa ed eliminando la parte centrale se risultasse dura.

Per la pasta base provenzale

2 g di maggiorana

2 g di semi di finocchio

2 g di cumino

2 g di origano secco

5 g di pasta di chipotle in adobo

1 g di pepe nero macinato

35 g di pomodoro provenzale

15 g di aceto di vino

5 g di aceto balsamico

30 g di acqua

Tostare leggermente i semi di finocchio e i semi di cumino. Unire tutti gli elementi e frullare

Passare il tutto al super-bag. Conservare solo la pasta e il liquido riservarlo per un’altra elaborazione.

Per la marinata provenzale

50 g di pomodori alla provenzale

10 g di aceto di vino bianco

50 g di olio evo

70 g di pasta base provenzale

2 g di aceto balsamico

3 g di sale

Preparare una marinata con gli ingredienti indicati.

Per la pluma iberica

300 g di pluma iberica Joselito

Condire la carne con la marinata provenzale in proporzione del 10% rispetto il quantitativo del prodotto. Marinare la carne almeno 6 ore in frigorifero. Lasciare la pluma iberica marinata in precedenza fuori dal frigorifero in modo che prenda bene la temperatura. Cuocere la Pluma al Josper a temperatura alta marcandola bene per pochi secondi. Finire lasciando riposare la carne 6 minuti circa in mantenitore. Scaloppare la carne.

Per il garum di pesce

60 g di erbe aromatiche (maggiorana, timo, aneto, finocchietto e menta)

950 g di interiora teste e lische di pesce azzurro

400 g di sale marino integrale

In un vaso previamente sterilizzato procedere per strati: partire con il primo strato di sale grosso, unire le lische e le interiora al sale, aggiungere delle le erbe aromatiche e procedere a strati fino ad arrivare alla bocca del vaso. Realizzare 3 strati in questo modo. Chiudere e lasciare a una temperatura superiore ai 40 °C. Lasciar fermentare per una settimana chiuso col coperchio. Per le seguenti 5 settimane, per due volte al giorno, aprire e mescolare. Una volta finite le settimane, filtrare per separare le lische e porre in vasi di vetro. Conservare in frigorifero.

Per completare il piatto

Pennellare la Pluma scaloppata con il garum di pesce e servire.          

La cucina a vista

Condividere

Via Bologna, 20

10152 Torino (TO)

Tel: +39 011 089 7651

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